cantine sava
Una storia che riemerge
dalla pietra
Cantine Sava nasce a Contrada Salùci, sul versante sud dell’Etna, da una famiglia che coltiva questa terra da generazioni. Il nonno Francesco produceva già Nerello Mascalese e il ricordo di quel vino, fine ed elegante, è rimasto come parte della memoria familiare.
Negli ultimi quindici anni la famiglia ha scelto di recuperare i terreni appartenuti ai nonni, ritrovando durante i lavori un antico palmento del 1790, rimasto nascosto per lungo tempo. Restaurato pietra dopo pietra, oggi il palmento è il luogo in cui Cantine Sava accoglie gli ospiti e racconta la propria storia.
Al suo interno è stato riportato alla luce anche un torchio catoniano del 1791. Non viene più utilizzato per la produzione, ma conserva la memoria delle tecniche e dell’ingegno di chi ha lavorato queste vigne prima delle generazioni attuali.
Contrada Salùci
Le vigne si trovano a circa 750 metri di altitudine, dove il sole, il vento e le forti escursioni termiche accompagnano la crescita delle piante. I terreni sono scuri, vulcanici e ben drenati, modellati da eruzioni avvenute migliaia di anni fa e caratterizzati anche dai depositi della formazione Pietracannone. È dall’incontro tra geologia, quota, esposizione e clima che Cantine Sava riconosce l’identità di Contrada Salùci.
La coltivazione conserva pratiche profondamente legate alla viticoltura etnea: le viti sono allevate ad alberello, seguite singolarmente, potate e vendemmiate a mano. Il Carricante restituisce freschezza e tensione, mentre il Nerello Mascalese esprime finezza, eleganza e tannini sottili. Due vitigni diversi che raccontano lo stesso luogo con linguaggi differenti.
Custodire il fuoco
Durante il restauro del palmento, una croce incisa nella pietra e nascosta dal muschio ha aperto un nuovo capitolo nella ricerca sulla storia della tenuta. La famiglia ha così ricostruito che quei terreni appartenevano anticamente alla Chiesa di Catania e che il vino prodotto nelle vigne era destinato alle celebrazioni eucaristiche. Una scoperta che ha restituito al vino un significato più ampio: non soltanto prodotto della terra, ma anche gesto di condivisione, relazione e appartenenza.
cantine sava
Una storia che riemerge
dalla pietra
Cantine Sava nasce a Contrada Salùci, sul versante sud dell’Etna, da una famiglia che coltiva questa terra da generazioni. Il nonno Francesco produceva già Nerello Mascalese e il ricordo di quel vino, fine ed elegante, è rimasto come parte della memoria familiare.
Negli ultimi quindici anni la famiglia ha scelto di recuperare i terreni appartenuti ai nonni, ritrovando durante i lavori un antico palmento del 1790, rimasto nascosto per lungo tempo. Restaurato pietra dopo pietra, oggi il palmento è il luogo in cui Cantine Sava accoglie gli ospiti e racconta la propria storia.
Al suo interno è stato riportato alla luce anche un torchio catoniano del 1791. Non viene più utilizzato per la produzione, ma conserva la memoria delle tecniche e dell’ingegno di chi ha lavorato queste vigne prima delle generazioni attuali.
Contrada Salùci
Le vigne si trovano a circa 750 metri di altitudine, dove il sole, il vento e le forti escursioni termiche accompagnano la crescita delle piante. I terreni sono scuri, vulcanici e ben drenati, modellati da eruzioni avvenute migliaia di anni fa e caratterizzati anche dai depositi della formazione Pietracannone. È dall’incontro tra geologia, quota, esposizione e clima che Cantine Sava riconosce l’identità di Contrada Salùci.
La coltivazione conserva pratiche profondamente legate alla viticoltura etnea: le viti sono allevate ad alberello, seguite singolarmente, potate e vendemmiate a mano. Il Carricante restituisce freschezza e tensione, mentre il Nerello Mascalese esprime finezza, eleganza e tannini sottili. Due vitigni diversi che raccontano lo stesso luogo con linguaggi differenti.
Custodire
il fuoco
Durante il restauro del palmento, una croce incisa nella pietra e nascosta dal muschio ha aperto un nuovo capitolo nella ricerca sulla storia della tenuta. La famiglia ha così ricostruito che quei terreni appartenevano anticamente alla Chiesa di Catania e che il vino prodotto nelle vigne era destinato alle celebrazioni eucaristiche. Una scoperta che ha restituito al vino un significato più ampio: non soltanto prodotto della terra, ma anche gesto di condivisione, relazione e appartenenza.